Oscuramento (1975)

Oscuramento (Obscuring), dating back to 1975, is the reconstruction of a historical situation of uncertainty and finality, in relation to both the Great War, and to the Italian "Anni di Piombo" ("Years of Lead") and the atmosphere of death they created.

The action is arranged in three spaces and phases: the first, "Intellectual", takes place in the Cannaviello Gallery in Rome. The film "Red Psalm" is projected onto its creator, Miklos Jancsò. The shirt of the director becomes the screen on which the film is seen, giving birth to a new meaning. Jancsò becomes the image of the character who is affected by his work and reflects it back.
"History", the second phase, occurs in the Wax Museum in Piazza S.S. Apostoli. Three buses transport the public from the Gallery in Piazza Navona to the Wax Museum.
Visitors are lead into a powerful illusion, in which real actors are scattered amongst the wax statues. In a room, the singer Maria Carta performs a surreal lament, "Umbras", walking up and down an empty room. On a small platform, wax statues reproduce the assassination of Abraham Lincoln. The female (wax) character is substituted for a real person (the model Dia Do Nascimento). Many scenes of the Wax Museum reproduce episodes of contemporary history that were never seen; for example, The Sitting of the Great Council of Ministers, on a proposal by Minister Grandi. The end of the Fascist Regime is being voted on.
At the end of the second phase, the public is invited to go to the study of the photographer Elisabetta Catalano, with an entry ticket with the word "Refreshment" (consumazione). Here, the third phase takes place: "Obscuring", at the end of Piazza Santi Apostoli, where the Wax Museum is located.
In the study, the oppressive atmosphere of war is recreated. The window panes are obscured by a series of photos of powerful and oppressive contemporary international political figures. The audience is offered a "war coffee", made of dregs, a historical drink with a specific flavour. A Vogue model and a fashion designer (Danka Schröder and Gil Cagné), exhausted, dance along to the melodies of hits from the Thirties and Forties, in a space encircled by chairs, with the jackets, the bag and the hat of the two protagonists. On a tower of metal tubes, an anti-aircraft light scans the sky and the horizon of the large studio. A remote sound of aerial bombing can be heard.
The unfolding of these events through space and time, instigates a symbolic journey back to the inner feeling of living in dangerous and dramatic circumstances, in which life is not suspended, but affected at the core, moving with great difficulty on the edge of the abyss, fruitlessly entertaining a series of tender moments: dance, music, a semblance of elegance. Joy is confined within the physical obscuring of life.
 
Date and place of exhibition
 
1975 – Galleria Cannaviello - Museo delle Cere - Studio Catalano, Roma
 

 

Oscuramento 1975

Questa azione con persone note, che non svolgono un ruolo di altri, non sono quindi attori, ma se stessi, nel luogo in cui l’azione li colloca, che, vedi questo caso, non siano tenuti da altro che dalla[...]

Questa azione con persone note, che non svolgono un ruolo di altri, non sono quindi attori, ma se stessi, nel luogo in cui l’azione li colloca, che, vedi questo caso, non siano tenuti da altro che dalla volontà di partecipare, bisogna prevedere che possano fino all’ultimo essere cambiati.
   Nel 1972, un’azione simile a questa non riuscì ad accadere. “Prima del ’73, ritratto somigliante” fu rinunciata per l’impossibilità di convocare due volte cinque persone note, in 48 ore. Lo schema era troppo poco flessibile.
   L’azione deve avere la possibilità di essere condotta anche da attori, non in ordine alla loro bravura, che qui non è di interpretazione, ma in ordine a ragioni di impegno certo. Dovranno possedere un quoziente di prossimità con le persone scelte prima.
   In “Oscuramento”, a differenza che in altre azioni trasferite, cioè non eseguite da chi le pensa, sono necessari dei colloqui che non insegnano altro fuori dalle tre regole fondamentali:
1 - essere se stessi nel luogo in cui l’azione colloca;
2 - cessare il rapporto sociale (cioè obbligarsi ad essere solo in funzione dell’azione); 3 - comunicare con l’autore, o, in sua presenza, con un sostituto, manifestando le proprie necessità: sete, caldo, freddo, malessere.
   L’azione così trasferita intuisce in sé e nella critica una deficienza di riflessione circa il proprio ambito di identità.
   Avverte l’area della galleria come naturale. Stima a fondo il comportamento di quel pubblico, di galleria. A proprio rischio cerca di ridurre tale qualsiasi tipo di intervento anche fuori del luogo fisico della galleria.
   Il luogo, cioè la connotazione storica di un’area, è più determinante, per un’azione simile, dello spazio, che è un’idea che tende abitualmente a proporsi in senso astratto, o plastico, o metafisico.
   “Oscuramento” ha stretto contatto con il luogo, nessuno con lo spazio.
    Un’azione come questa può essere definita intellettuale. Per la sua intenzione e significato. Se nel ‘concettuale’ si ha un’idea dell’arte e della storia dell’arte come materia e fine, un’arte intellettuale come questa ha un’idea dell’uomo e della storia come fine e materia. La tautologia, nel procedimento intellettuale, non soddisfa la necessità logica. Anzi, al termine di una operazione interrogativa, acuta nel dettaglio, inalbera una incognita relativa a l’uomo e alla storia. E se ne angoscia, ragionevolmente.
   Su cosa sia l’arte, in una operazione intellettuale, viene data risposta nell’ampliamento enigmatico di categorie formali. Cioè non viene data ‘una delle risposte’. Si sottopone una realizzazione strutturalmente interrogativa, oggetto concreto di speculazione progressiva.
   Al termine arte l’azione preferisce sempre il termine espressione.
   L’azione così complessa nutre una tendenza a non identificarsi in nessun luogo noto. Sebbene trovi ovvia parentela con l’arte figurativa ma la infastidisca la probabile ‘cognatio’ con il teatro.
   L’azione ha idea di sé. Non è ansiosa di tornare all’arte figurativa, perché sa che non se ne è mai allontanata.
   L’azione tende alla previsione, che per certi aspetti di culmine può diventare profezia. Sa che il teatro tende a dare giudizio sul già vissuto. Un teatro profetico è irrisorio. L’azione, come il cinema, ha la possibilità di dare un giudizio su ciò che tra poco si vive. L’azione introduce il presente.
   L’azione è temibile.
   Questi punti pratici sono elencati per chi vuole comporre azioni.
 
 
 
 
 
 
 
*“Art Dimension Art”, n. 2, aprile-giugno 1975
     
 

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